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Secondo me far amare la scienza ai bambini è un passo fondamentale per acquisire la consapevolezza del Mondo che ci circonda.

Binomio difficile, bambini e tecnologia, cosa fare?

Bambini e ragazzi sono immersi nella tecnologia, ma io non vorrei che si limitassero a rimanere dei semplici “utilizzatori”, ma ogni bambino dovrebbe diventare “parte attiva” in questo mondo tecnologico.

Secondo me dalla consapevolezza parte tutto, amare la tecnologia non significa “odiare” la Natura. Al contrario ritengo che oggi, la salvaguardia del Pianeta passi dalla tecnologia.

Non si può tornare indietro, onestamente non credo che siamo disposti a rinunciare ai confort di una vita tecnologica.

Si può lavorare e studiare a dei progetti che sposino la tecnologia con la sostenibilità.

In realtà credo che un giorno la tecnologia sarà proprio al servizio del benessere della Terra.

Da dove si parte?

La risposta per me è ovvia: si parte dall’educare i bambini alla scienza!

(ovviamente per Scienza intento tutte le scienze: chimica, fisica, biologia, matematica…).

 

Cos’è il suono

Il suono è una sensazione data da un corpo che si muove (vibra). Il corpo che si muove produce un’oscillazione che in fisica è rappresentata come un’onda.

L’onda sonora si propaga in un’unica direzione per spostarsi può usare qualsiasi mezzo: aria, acqua, o qualsiasi altro materiale che sia in grado di vibrare, cioè di mettere in movimento le particelle, che a loro volta trasmettono la vibrazione a quelle vicine e così via… in questo modo l’onda si propaga secondo la direzione t (come si vede in figura).

 

Ho chiamato il suono come sensazione, perché è merito di un nostro organo di senso, cioè l’orecchio, “trasformare” un sensazione in qualcosa di riconoscibile per il nostro cervello(un suono d’allarme, una musica, le parole…). In pratica l’orecchio “decodifica” delle vibrazioni e le trasforma in parole e suoni.

(Questa non vuole essere una spiegazione scientifica accurata, ma un semplice divulgazione per bambini.)

telefono a barattoli

 

L’esperimento : telefono con il filo e due bicchieri

In questo esperimento viene creato un telefono meccanico a differenza di quello elettromagnetico inventato da Meucci 1860 non usa l’elettricità .

( Soltanto l’11 giugno 2002 il Congresso degli Stati Uniti ha riconosciuto il contributo di Meucci nell’invenzione del telefono , la storia di Meucci e del telefono è un’avventura che sembra incredibile, ad oggi il primo ad aver brevettato il telefono è Alexander Bell).

Il nostro telefono a spago si basa sull’uso di due bicchieri e un filo anche molto lungo che permette di trasmettere il suono in modo quasi istantaneo.

Infatti parlando dentro al bicchiere, il fondo del bicchiere si metterà a vibrare, trasformando questa onda sonora in una vibrazione meccanica che corre lungo il filo teso.

All’altra estremità c’è il fondo dell’altro bicchiere che fa il processo inverso: da una vibrazione meccanica si genera una vibrazione sonora del fondo del bicchiere che vibrerà nello stesso modo del primo, riproducendo un’onda sonora riconoscibile dall’orecchio della persona che sta al capo opposto del telefono meccanico.

Tale vibrazione corrisponde a delle parole.

telefono a barattoli

Come costruire il telefono a barattolo

Per costruire il telefono a barattolo servono:

  • 2 bicchieri di plastica (vanno bene anche i vasetti dello yogurt e le coppette del gelato)
  • uno spago lungo 15 m o più

Fai un foro sul fondo del bicchiere, inserisci lo spago e fermalo con un nodo. Fai la stessa cosa all’altro capo del filo.telefono a barattoli

Adesso esci all’aria aperta, metti bene in tensione lo spago e comincia a parlare piano dentro al tuo bicchiere.

Un amico ti ascolterà dall’altra parte del filo mettendo l’orecchio dentro al bicchiere.

 

telefono a barattoli

Io ho provato grazie alla collaborazione del nonno Mauro!

Secondo me i bicchieri di plastica sono troppo fragili, meglio usare i vasetti dello yogurt. I passanti che hanno assistito all’esperimento si sono fermati e ci hanno consigliato l’uso dei bicchieri di carta.

Per creare questo gioco mi sono ispirata al libro “A Scuola di Scienza”, Editoriale Scienza, acquistato usato ad un mercatino.

Buona Scienza a tutti!

Ilenia

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